Sono trascorsi ormai quasi quarant’anni da quando, sotto i portici de L’Aquila, confessavo al Prof. Nicola Ciarletta che mi voleva dedicato alla critica teatrale, l’idea di volermi dedicare invece, alla pittura, ed ora provo un certo disagio nel presentare una sorta di antologica di quanto ho elaborato in tanti anni di fronte al tempo trascorso irreparabilmente.
Questo sito in cui compaiono opere storiche e periodicamente i lavori più recenti, non ha scopo commerciale. La parte storica presenta, cronologicamente scelti, lavori tra quelli che ritengo più significativi. Forse la mia antica abitudine di lavorare per cicli, non agevolerà la lettura dei lavori, ma un attento esame rivelerà la sottile linea di collegamento interno alle diverse opere.
Sono sempre stato convinto che solo la cattiva pittura ha bisogno di tesi, argomentazioni dotte, ipotesi ardite, elucubrazioni, perciò lascerò parlare le opere.
In chiave puramente storico-documentaria, dirò che ho sempre avuto “in gran dispitto”, una concezione dell’arte e della pittura dunque, che fosse una decorazione vuota del vuoto, come gran parte dell’“arte” contemporanea, riempita però di parole altrettanto vuote. Il mio lavoro si inserisce consapevolmente nella tradizione europea più radicata e autentica e tante tracce ne porta, in particolare nei lavori d’esordio.
In seguito, indifferente alle facili mode e in aperta polemica con il finto avanguardismo di mercato, le goliardate, le “globalizzazioni” le “massificazioni”, ho cercato di esprimere il mio modo di sentire il mondo, ch’è quello che ogni artista dovrebbe fare.
Non mi interessa essere necessariamente contemporaneo, la mia aspirazione è per una pittura che sia per qualsiasi tempo, una pittura che esprime e neppure velatamente, i valori d’un neo-umanesimo che oggi non è che parola difficile di fronte alla barbarie. La mia aspirazione è concezione della pittura  come lavoro intellettuale, come forma di conoscenza.
Ho avuto grandi Maestri che poi ho tentato, come è naturale di dimenticare per andare oltre.
La pittura è lavoro di pochi per pochi se così intesa, ed a questo dobbiamo tendere come sempre è stato in passato.
Ancora una nota: Ho sempre tentato, ove possibile, di conservare la proprietà dell’intero corpus di opere, cedute solo in prestiti temporanei ed in occasioni di esposizioni. Naturalmente il mio atteggiamento è stato penalizzato.
Oggi, solo per favorire una diffusione del mio lavoro in maniera ampia ed incisiva, sono favorevolmente disposto a valutare, a precise condizioni, un rapporto di esclusiva
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